RISCHIO DI CONTROPARTE

L’imprenditore contemporaneo si pone mai il quesito sull’adeguatezza del “FORNITORE” banca con cui la sua azienda è in rapporto fiduciario?

La storia ci ha insegnato come la valutazione dell’avvio di tale rapporto, dopo attenta verifica documentale, sembra essere di esclusivo appannaggio dell’istituto di credito in assenza del benchè minimo contraddittorio tra le due parti negoziali: se l’azienda proponente risulta possedere le caratteristiche di adeguatezza richieste dalla banca secondo i parametri unilaterali da lei stessa disposti, allora ed in seconda battuta, l’imprenditore potrà solo valutare la convenienza o meno delle condizioni economiche offerte.

Raramente le valutazioni dell’imprenditore sono rivolte alla qualità della controparte bancaria, parametro valutativo che invece utilizza maniacalmente nei confronti delle sue aziende Clienti e dei suoi fornitori strategici.

A questo punto risulta opportuno approfondire il concetto di rischio controparte bancaria: il 2011 è stato l’anno in cui si è manifestata per la prima volta tale problematica che ha messo in luce per relationem l’evidente e dirompente fragilità della struttura finanziaria delle PMI.

Spiegare cosa è accaduto allora, consente oggi una più consapevole scelta delle controparti bancarie in funzione di parametri qualitativi e quantitativi atti a generare una corretta programmazione dello sviluppo aziendale.

Nel 2011 si è affrontato per la prima volta il concetto dello SPREAD, ossia nella fattispecie il differenziale del tasso tra il BUND ed il BTP a 10 anni.

La crescita dello spread ha da un lato:

  • incrementato il costo della provvista bancaria

  • nonché la capacità delle banche di rifinanziarsi presso la BCE;

dall’altro:

  • ha peggiorato il rischio Paese.

Quest’ultimo aspetto ha incrementato il Capitale Interno degli Istituti di Credito (ossia il capitale assorbito dagli Assets) riducendo la capacità delle banche ad erogare nuovi crediti e/o mantenere quelli in essere.

La caduta del PIL quindi è stata la conseguenza dello shock del mercato monetario e poi di quello finanziario.

Caliamo ora questi dati in dinamiche oggettive:

pensate ad una qualsiasi azienda che nell’ordinaria attività lavorativa quotidiana si trova a contatto con tre tipi di soggetti: IL CLIENTE, IL FORNITORE E LA BANCA.

Tutti questi soggetti rappresentano per l’azienda presa a riferimento il RISCHIO CONTROPARTE:

I tre soggetti, ciascuno a sua volta costretto ad affrontare la dinamica evolutiva od involutiva del mercato finanziario come in questo caso, possono decidere, con i propri comportamenti unilaterali dettati dalla plausibile risposta ad eventi che variano la totalità degli equilibri fino a quel momento assodati, la sopravvivenza dell’azienda presa a campione:

  • Il cliente potrebbe non pagare e anche se pagherà, non rispetterà i termini di pagamento;

  • il fornitore (strategico per l’azienda) a causa di sue difficoltà connesse alla condivisa problematica con l’azienda campione, necessiterà di essere pagato prima;

  • la banca potrebbe, e di fatto è successo, ridurre il suo appoggio finanziario solo perché è lei che si trova nella necessità di aumentare il suo TIER1 ossia la sua capacità di stare sul mercato.

Le conseguenze immediate per l’azienda campione sono così riassumibili:

  • la caduta del livello di liquidità;

  • la sopravvenuta incapacità di mantenere un’ordinaria operatività aziendale per un congruo lasso tempo senza interventi straordinari (ossia apporti finanziari da parte dei Soci).

Pesare il rischio di controparte è fondamentale per tutelare l’azienda e il patrimonio dell’imprenditore.

Tale analisi consente un’efficace riflessione sulle azioni volte ad intraprendere un’oculata selezione dei clienti, dei fornitori e, soprattutto, delle banche.

Gli istituti di credito non sono uguali fra loro e mettono in atto dinamiche comportamentali diametralmente opposte che sfociano in delibere antitetiche anche di fronte allo stesso cliente azienda:

la discriminante potrebbe essere

  • il settore di appartenenza su cui la banca è troppo concentrata

  • ha una elevata quota di NPL di quel settore

  • il livello di trasformazione delle scadenze della Banca potrebbe impedirle di prendere in esame finanziamenti a medio lungo termine, cosi via.

la sensibilità nel garantire il raggiungimento degli obiettivi con il minor impegno economico possibile per il cliente, sono i nostri valori aggiunti in quanto quotidianamente immersi nelle spietate logiche di un mercato globale che da un lato regala una miriade di opportunità, ma dall’altro si alimenta del disorientamento tipico di un’ eccessiva offerta.